di Giuseppe Longo

«In preghiera per l’arcivescovo Carlo», titola il numero odierno di “Insieme”, il notiziario della Parrocchia arcipretale di Grado. Una preghiera che sale dall’Isola e che v chiaramente interpretata come un augurio sincero ed affettuoso per il nuovo importante incarico che attende il presule isontino in Vaticano, quale diretto collaboratore del Papa. «La Sala Stampa della Santa Sede ha annunciato – riferisce infatti il foglio settimanale in distribuzione oggi nella Basilica patriarcale di Sant’Eufemia – che il Santo Padre Leone XIV ha nominato, giovedì 22 gennaio 2026, il nostro arcivescovo monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli segretario del Dicastero per il Clero della Santa Sede. In attesa della nomina del Successore alla Sede metropolitana di Gorizia, monsignor Redaelli è stato nominato Amministratore apostolico dell’Arcidiocesi ed in tale veste ha confermato tutti gli incarichi diocesani».
«Il Santo Padre, Papa Leone XIV – ha scritto con emozione in un messaggio rivolto alla Diocesi l’arcivescovo, a Gorizia da tredici anni dopo la nomina di Benedetto XVI -, mi ha chiesto la disponibilità ad assumere l’incarico di segretario del Dicastero per il Clero, organismo della Curia romana che si occupa principalmente di tutto quanto si riferisce ai presbiteri e ai diaconi del clero diocesano, ai seminari, alle parrocchie. Al Santo Padre non si può dire di no. Lo ringrazio per la fiducia e per l’opportunità che mi viene data di fare un’esperienza di servizio a livello di Chiesa universale». E ha aggiunto: «Sono dispiaciuto di lasciare prima di quanto previsto questa Chiesa, di cui sono arcivescovo dal giugno 2012. Una Chiesa che mi ha donato tanto come testimonianza di fede, di impegno pastorale e missionario, di servizio di carità, di desiderio di essere unita nella pluralità di lingue e di culture, e mi ha dimostrato tanta capacità di collaborazione, di comunione, di vicinanza e anche di affetto».

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Spes e tesseramento

(g.l.) Nell’Isola è stato avviato in questi giorni il tesseramento 2026 di Noi Spes Grado Aps, affiliata a Noi Associazione. «Per lo Spes – sottolinea su “Insieme” monsignor Paolo Nutarelli -, questo è un passaggio particolarmente significativo: per la nostra Associazione, nata nel maggio 2025, il 2026 rappresenta il primo anno pieno di vita associativa. Il nostro è un cammino giovane, ma già ricco di entusiasmo, pensato a servizio della Parrocchia e del Ricreatorio, per sostenere e custodire le tante attività educative, ricreative e comunitarie». Don Paolo poi aggiunge: «Il tesseramento non è solo un adempimento formale o assicurativo. È una scelta di appartenenza e di corresponsabilità verso una Comunità che mette al centro le persone, in particolare bambini, ragazzi e famiglie. Il tesseramento permette all’Associazione di operare in modo ordinato e sicuro, garantendo la copertura assicurativa ed il sostegno alle attività del Ricreatorio, a servizio, soprattutto, dei più piccoli e delle famiglie».

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Per quanto riguarda Grado, l’arcivescovo Redaelli ha sempre avuto una sintonia speciale con l’Isola e in particolare con monsignor Paolo Nutarelli che cinque anni fa lo aveva voluto parroco fra i suoi “graisani” chiamandolo da Cormons, la cittadina del Collio che aveva dato a questa terra di mare l’indimenticabile arciprete Silvano Fain. Frequenti sono state negli anni le visite compiute dal presule, a cominciare dalla costante presenza alla tradizionale processione votiva del “Perdon de Barbana” e dall’amministrazione della Cresima ai giovani isolani, come era avvenuto anche nei mesi scorsi. E l’ultima uscita pubblica a Grado era stata nel novembre scorso, quando monsignor Redaelli aveva presieduto le esequie di Arianna Cutti Nutarelli, l’amata mamma del parroco.
Ora anche l’Isola di Grado, come tutta l’Arcidiocesi di Gorizia – nata come quella di Udine dallo smembramento del glorioso Patriarcato di Aquileia -, resta in attesa di conoscere il nome del sacerdote che il Papa eleverà alla dignità episcopale destinandolo alla guida della Chiesa isontina e che dovrebbe arrivare prima di Pasqua. Carlo Roberto Maria Redaelli, nato a Milano il 23 giugno 1956, lascia infatti in anticipo la Cattedra dei Santi Ilario e Taziano alla quale, come prevedono le norme canoniche, avrebbe dovuto rinunciare al compimento dei 75 anni di età. Ma Leone XIV lo ha voluto accanto a sé in Vaticano. E al Papa – ha detto monsignor Redaelli – «non si può dire di no». Per cui all’ormai “arcivescovo emerito di Gorizia” va anche il grazie di Grado e della sua gente unitamente all’augurio di un proficuo lavoro nel nuovo impegnativo, ma prestigioso incarico a servizio della Chiesa universale.

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In copertina, l’arcivescovo Redaelli con monsignor Nutarelli e il sindaco Corbatto nel 2024 all’inaugurazione del Ricreatorio Spes a Città Giardino.

(Foto Laura Marocco)

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