di Giuseppe Longo

Quello che si è appena concluso è stato un anno di luci e ombre per l’economia del Friuli Venezia Giulia. E quello avviato da tre giorni? Si presenta fortunatamente con segnali di fiducia, ma che vanno inquadrati in un momento di cambiamenti epocali per il mondo produttivo. Parole che “fotografano” efficacemente il passaggio tra il 2019 e il 2020, secondo i dati illustrati da Giovanni Da Pozzo, presidente della Camera di commercio di Pordenone – Udine, e che sono contenuti nel report annuale del Centro studi camerale, nel quale emerge che calano le imprese, ma crescono le unità secondarie; crescono startup e contratti di rete, tuttavia l’iniziativa d’impresa stenta, con iscrizioni di nuove imprese in decremento. Scendiamo, allora, nel dettaglio.
Dal 2013 a oggi sono calate di 5.231 unità (-4,9%) le imprese registrate in Friuli Venezia Giulia, di cui 2.443 nel settore primario e con una crescita registrata solo dal settore dei servizi, che nel quinquennio segnano un +4,5%. Le registrate, in regione, sono in tutto 102.187 al 30 novembre scorso. Il 5,2% risulta in stato di sofferenza: nel periodo gennaio-settembre 2019, da un lato sono calati i fallimenti (85 aperture fallimentari, sei in meno dello scorso anno, -6,6%), ma sono cresciute le procedure di scioglimenti e liquidazioni, con 890 (+9,7%) avviate nei primi nove mesi dell’anno. Al diminuire delle imprese, si registra di converso una crescita delle unità secondarie: dalle 20.523 registrate nel 2001, siamo passati alle attuali 26.199.

«Acquisizioni, incorporazioni e reti d’impresa fanno cambiare la mappatura delle localizzazioni imprenditoriali: si registra un nuovo fenomeno per cui al diminuire delle imprese aumentano le filiali, segno che le imprese sul mercato si consolidano o che ci sono investimenti sul territorio», osserva Da Pozzo, commentando i dati sull’economia del Fvg per il 2019, dai quali cui emerge, appunto, una situazione ancora a luci e ombre, «anche se ci sono segnali di fiducia – prosegue il leader camerale –, considerando che ci troviamo in un’epoca di cambiamenti davvero epocali, che stanno rivoluzionando i consumi e il modo di produrre e vendere, oltre che più in generale il modo stesso di relazionarci e vivere».
Al 30 novembre 2019, sono 89.359 le imprese attive in Fvg: a Gorizia 8.698 (9,7%), Pordenone 23.512 (26,3%), Trieste 13.956 (15,6%) e Udine 43.193 (48,4%). Dal 1° gennaio si registra una diminuzione di 458 imprese attive (-0,5%). Questa contrazione è determinata in modo particolare dalle società di persone (-2%) e dalle imprese individuali (-1,8). Continuano a crescere le società di capitale (+2,6%). Si conferma la sostanziale stabilità, con leggero calo, delle imprese attive dell’industria (-0,6% rispetto al 1° gennaio), la contrazione nel commercio (-1,8%), tra le imprese dell’edilizia (-1,2%), e dei trasporti e magazzinaggio (-1,5%). Crescono invece le imprese attive nei servizi alle imprese (+2%), quelle dei servizi alle famiglie e persone (+2,1%).

Le iscrizioni di nuove imprese nel periodo gennaio-novembre 2019 sono state 4.860. «Sarà dunque difficile raggiungere le 5.450 del 2018 – aggiunge il presidente Da Pozzo – ed è questo uno dei segnali meno positivi: se le cancellazioni di imprese sono tutto sommato contenute, continuano a diminuire le iscrizioni e dunque l’iniziativa imprenditoriale, la voglia di fare impresa o di assumersi il rischio imprenditoriale, sicuramente comprensibile in questi tempi complessi e molto destabilizzanti per tutti. Come istituzioni possiamo e dobbiamo lavorare ancora di più sulla diffusione della cultura d’impresa, partendo dalla formazione, dalle scuole, dall’orientamento all’imprenditorialità, ma anche sulla semplificazione delle procedure, con una sempre più marcata digitalizzazione, intelligente e non ulteriormente complicante, dei rapporti tra imprese e Pubblica amministrazione. Buoni risultati li stiamo avendo, come Camere di commercio, con le attività di alternanza e formazione, con firme digitali, Cassetto digitale dell’imprenditore e più in generale con i tanti servizi dei nostri Pid, i Punti impresa digitale, che offrono indicazioni e supporto all’innovazione aziendale».

Le start up innovative, al 17 dicembre 2019, erano 227, sostanzialmente stabili (un anno fa erano 224). Significativo che il Fvg sia secondo per percentuale di start up rispetto al totale delle nuove società di capitali della provincia, con il 4,7%, subito dopo il Trentino Alto Adige.
Le imprese che al 3 dicembre 2019 hanno stipulato un contratto di rete erano 1.631 (un anno fa erano 1.410). Ancora alla stessa data questo modello di aggregazione tra imprese ha registrato 5.863 esperienze in Italia, coinvolgendo 34.766 aziende. Se a Lazio e Lombardia va il primato per numerosità di aziende coinvolte (rispettivamente 8.878 e 3.585), emerge la forte vocazione di alcune regioni medio-piccole alla collaborazione tra imprese, come il Fvg,  l’Umbria, l’Abruzzo. Se si raffronta il numero di imprese in rete con il totale delle imprese esistenti, i più disponibili alla collaborazione sono proprio gli imprenditori del Fvg (157 imprese in rete ogni 10mila con sede in regione rispetto ad una media nazionale di 57).

Questa è dunque la situazione dell’economia in Friuli Venezia Giulia. Luci e ombre sul passato, ma con un motivo di speranza nell’anno appena cominciato. Valutazioni perfettamente in sintonia con quelle di Confartigianato-Imprese Udine, pubblicate su questo sito l’ultimo giorno del 2019. Anche per questo strategico settore produttivo, che costituisce una delle colonne portanti degli scopi istituzionali dell’ente camerale, il 2020 sarà un altro anno di grandi sfide e di cambiamenti epocali, che nel contempo sprona ad affrontarlo con fiducia. Vogliamo crederci tutti!

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In copertina, il presidente Giovanni Da Pozzo. (Foto Petrussi)

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