Ritorna la lotteria degli scontrini e stavolta sarà istantanea. Dovrebbe partire all’inizio del 2024, ma il via potrebbe anche essere anticipato, non prima comunque del 2 ottobre 2023, data entro la quale gli esercenti dovranno adeguare i registratori di cassa affinché questi siano in grado di generare il codice bidimensionale sullo scontrino ai fini della partecipazione alla lotteria. Un nuovo “balzello di Stato“ secondo gli artigiani friulani che denunciano l’ennesima spesa da sostenere a fronte di nessun ritorno economico.
Del malcontento si è fatta portavoce Confartigianato-Imprese Udine che ha stimato la platea delle imprese artigiane interessate in regione dall’obbligo di adeguamento e il suo costo complessivo. Si tratta di 5.500 aziende, di cui 3.400 in provincia di Udine, che a spanne andranno a spendere complessivamente 720 mila euro. La spesa per l’adeguamento di un registratore di cassa alla nuova lotteria degli scontrini si aggira infatti tra i 100 e i 150 euro: considerata una spesa media di 130 euro, moltiplicata per il numero delle imprese chiamate all’adeguamento, si arriva, appunto, a superare i 700 mila euro di spesa. Spesa parzialmente ridotta grazie al credito d’imposta riconosciuto dallo Stato, fino ad un massimo (per ogni strumento) di 50 euro, utilizzabile in compensazione sull’F24. Alla luce del costo medio dell’adeguamento, il bonus non copre nemmeno la metà della spesa. «E’ troppo poco – dichiara Confartigianato-Imprese Udine -, lo Stato chiede alle imprese di adeguarsi per una sua necessità e lascia più della metà della spesa a carico delle stesse che da questa partita hanno poco, per non dire nulla, da guadagnarci. Hanno già pagato un adeguamento nel 2020 per la lotteria 2021, ora ci risiamo. Almeno lo Stato si faccia carico della spesa nella sua interezza». Al netto della questione economica, Confartigianato evidenzia anche il risvolto di carattere etico dell’iniziativa: «Si tratta infatti di una lotteria e in un Paese in cui il problema delle ludopatie ha dimensioni preoccupanti non sembra un’iniziativa condivisibile. Senza contare – aggiunge l’associazione – che anche rispetto all’obiettivo di aumentare la compliance fiscale dei contribuenti questo tipo di strumento sembra non dare i frutti sperati nei vari Paesi in cui è stato introdotto».
Le imprese sono sul piede di guerra. «Prima ci hanno obbligati a passare dal blocchetto fiscale allo scontrino, ad acquistare il registratore di cassa, con tutte le spese, a partire dalla carta, che questo comporta, poi abbiamo dovuto adeguarlo alla lotteria degli scontrini una prima volta, adesso a distanza di tre anni una seconda. Abbiamo già pagato 150 euro nel 2020 e non è servito a nulla. Non c’è stato un cliente che ci ha chiesto di partecipare alla lotteria», denuncia Liviana Di Giusto, titolare della tessitura a mano Arteviva di Udine. «A cos’è servito alla fine? A farci spendere soldi e basta. Sembra lo facciano apposta. Rifarlo una seconda volta? Mi rifiuto. A noi non serve a nulla». Sulla stessa lunghezza d’onda è Clarice Mazzola, titolare della Sergio Mazzola Generazioni Orafe di Udine. «Non un cliente ci ha chiesto di partecipare alla “vecchia“ lotteria – racconta anche lei -. Sono tutte operazioni costose che ci portano via tempo. Senza contare che i registratori di cassa già di loro devono essere manutenuti e cambiati dopo un po’ di tempo. L’adeguamento è l’ennesima spesa. Non sono contenta, spero vivamente che questa lotteria non vada in porto. Dopodiché se uno deve si adeguerà, anche stavolta, ma sempre più malvolentieri».

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