(g.l.) Paola Del Din, medaglia d’oro al valor militare, nata a Pieve di Cadore il 23 agosto 1923, nota durante la Resistenza con il nome di battaglia di “Renata”, come si chiamava anche il fratello ucciso dai tedeschi il 25 aprile 1944 (esattamente un anno prima della Liberazione), presidente regionale dell’Associazione nazionale famiglie Caduti e Dispersi in Guerra, ha appena ottenuto un importante riconoscimento, quale segno di grande stima e profonda gratitudine, dall’Associazione Partigiani Osoppo.

Roberto Volpetti

L’assemblea dei soci ha, infatti, acclamato la professoressa Paola Del Din presidente onoraria del Sodalizio dei fazzoletti verdi. La riunione, convocata per il rinnovo delle cariche sociali, è stata presieduta da Giancarlo Cruder, ex presidente della Regione Fvg e socio dell’Apo Friuli, e ha confermato Roberto Volpetti alla carica di presidente, mentre il consiglio direttivo risulta formato da Roberto Tirelli, Carla Toros, Lorenzo Marzona, Giuseppe Basso, Enrichetta Del Bianco, Ferruccio Anzit, Lucio Londero, Mario Bertoni, Giuseppe D’Anzul e Gianni Tosini. Il Collegio dei revisori è invece formato da Graziano Citossi, Tazio De Gregori e Paolo Marseu (effettivi) e Gianni Ciani e Giuliano De Colle (supplenti). Il Collegio dei probiviri è invece composto da Armando Celledoni, Petruta Soare ed Edi Colaoni (effettivi), mentre Simone Bressan è supplente.’
Il neo-confermato Volpetti ha espresso soddisfazione per il dibattito che si è sviluppato corso dell’assemblea e che ha portato tutti a condividere gli ideali e gli orientamenti dell’Associazione Partigiani Osoppo che nei prossimi mesi compirà il 75° anniversario della fondazione, ma che si pone con serietà la domanda sul proprio ruolo e sul significato della propria presenza.

Giancarlo Cruder

Al termine dei lavori è stata approvata all’unanimità una mozione in cui sono stati espressi gli orientamenti ideali che l’Apo Friuli vuole portare avanti nel prossimo triennio di attività. Eccone, pertanto, il testo integrale:

MOZIONE FINALE

Gli iscritti alla Associazione Partigiani Osoppo Friuli riuniti in Assemblea, sentita la relazione del
Presidente e del Consiglio Direttivo uscenti,

Rinnovano la gratitudine verso i tanti uomini e donne che nei venti mesi della Guerra di
Liberazione si sono sacrificati per la nostra libertà; quasi mille sono stati i patrioti osovani che
hanno perso la vita, molti altri hanno subito laceranti ferite nel corpo e nello spirito. Tutti si sono
sacrificati con dedizione, affrontando freddo, fame, paura. E’ grazie al loro impegno, unito a quello
di altri patrioti e degli eserciti Alleati, che da decenni possiamo godere di un benessere economico e
sociale che hanno pochi eguali nella nostra storia millenaria.

Guardano con orgoglio alla storia della Associazione che è ormai prossima a festeggiare il 75°
anniversario della sua fondazione. Le attestazioni di stima e di considerazione provenienti da ogni
ambiente, istituzionale, culturale, politico e sociale anche a livello nazionale, se da un lato ci
rendono orgogliosi, dall’altro ci interrogano su quella che è la nostra responsabilità, soprattutto nei
confronti delle giovani generazioni. Consci di questa responsabilità e del fatto che molti guardano a
noi come esempio e testimonianza, l’Assemblea dei soci vuole ribadire quelli che sono gli ideali
che hanno guidato gli osovani nella lotta per la libertà negli anni della guerra e negli ormai 76 anni
trascorsi dal giorno della Liberazione.

Ricordano a ogni cittadino della nostra Italia che la libertà è il primo e supremo bene di ogni uomo,
ma è un valore che non può reggersi da solo bensì solo in armonia con altri importanti valori che lo
alimentano e lo sorreggono cosicché la libertà trova il suo giusto equilibrio all’interno dei rapporti
che legano una collettività che, nella sua dimensione più ampia, assume il nome di Patria, ovvero
una comunità di milioni di persone che si riconoscono in una lingua, una cultura ed una storia
comune e condivisa.

Ricordano a tal proposito e si uniscono alla recente rievocazione del centenario del Milite Ignoto
che ha rappresentato un ricordo non rivolto ad esaltare la tragica realtà della guerra, ma a rinnovare
quel sentimento di pietà e di rispetto che cento anni fa riunì tutti gli italiani che si ritrovarono a
milioni lungo il tragitto che da Aquileia giungeva all’Altare della Patria per rendere omaggio alla
salma del Soldato Ignoto e con lui a tutti i caduti.

Constatano con preoccupazione la grave situazione in cui il nostro Paese versa dopo decenni di
strumentalizzazioni ideologiche e di parte che hanno causato la grave compromissione di un enorme
patrimonio ideale, spirituale, umano, economico e sociale frutto di un impegno secolare della nostra
gente con il risultato che, a fronte di innegabili quanto encomiabili esempi di dedizione da parte dei
singoli (che per fortuna sussistono sempre), prevale purtroppo un diffuso senso di disillusione e
disimpegno adagiato passivamente su di uno statalismo prigioniero di un burocratismo formalistico,
esasperato, privo di effettiva sostanza che finisce per bloccare ogni forma di autonomia e di libera
iniziativa, con il risultato di depauperare non solo le fonti della ricchezza reale, ma anche la spirito
d’iniziativa, base del progresso e della salute di ogni società, finendo così per alimentare frodi e
inganni in ogni ambiente esasperando il conflitto sociale, le contrapposizioni, le diseguaglianze e
l’invidia fra i cittadini.

Ricordano la grande lezione di libertà che la Osoppo ha offerto al nostro Friuli e all’Italia intera,
ovvero che la risposta più efficace e risolutiva alla violenza e alla oppressione viene offerta da un
popolo che si organizza e difende i propri valori anche con le armi, quale extrema ratio, ma senza
mai lasciarsi trascinare nel vortice della violenza che caratterizza e trova alimento nelle ideologie
totalitarie e in tutto ciò che è incompatibile con la democrazia.

Ricordano altresì che la storia del Novecento deve insegnare che tutti i sistemi politici e sociali
basati su ideologie liberticide che impediscono il costruttivo confronto fra le persone e la dialettica
politica democratica sono destinati inevitabilmente a condurre alla rovina gli uomini ed i popoli.
Confidano che gli innegabili esempi di dedizione, impegno, sacrificio e solidarietà che nonostante
tutto continuano ad essere presenti e diffusi nel nostro tessuto sociale, eredità di una secolare storia
e cultura cristiana, possano prevalere sulle spinte all’egoismo, all’invidia sociale, all’imposizione di
un pensiero unico, all’intolleranza, al soffocamento di ogni dibattito sfociando in quella violenza
non solo verbale che purtroppo trova ogni giorno più spazio.

Invitano le persone responsabili a livello, politico, ma anche culturale, sociale, educativo, religioso,
e quelle impegnate nel mondo dell’informazione e dei mass media a riflettere sulla gravità della
situazione del nostro Paese, non solo e non tanto a livello economico, quanto piuttosto a livello di
coscienza di appartenenza ad un popolo con una propria storia, con radici profonde e solide. La
gravità di tale situazione si può cogliere anche nella drammatica emergenza educativa e culturale
dei nostri giovani che sono sottoposti a pressioni ideologiche e mediatiche soffocanti volte a
condizionare lo sviluppo di un vero, libero e maturo pensiero imponendo loro giudizi e valutazioni
calati dall’alto da grandi gruppi di pressione e d’interesse politico ed economico. E’ pertanto il
campo educativo il vero teatro sul quale combattere la battaglia decisiva su cui fondare il riscatto
nazionale.

Ricordano a tal fine la testimonianza offerta da grandi personalità che nel dopoguerra si assunsero
il compito di recuperare e formare un popolo partendo proprio dalle giovani generazioni che
rischiavano di sprecare la loro vita lungo le strade alle quali la povertà di affetti, di cultura, di
risorse e di un’educazione libera, responsabile e rispettosa spesse volte costringono. E’ in questo
modo che si poté far ripartire un paese distrutto e avvilito. Ricordiamo in particolare fra gli altri don
Emilio de Roja, il patriota “Adolfo” della Osoppo Friuli, che fondò la Casa della Immacolata di
Udine fedele al motto “Costruire sempre” scelto proprio per indicare una disposizione d’animo
rivolta a partire da un positivo atteggiamento da cui costruire per il bene di tutti partendo dal bene
dei più bisognosi.

Ritengono che il motto di don Emilio “Costruire sempre” assieme al nostro motto “Pai nestris
fogolârs” esprimono tutt’ora con profonda attualità in maniera sintetica il nostro sentire e la nostra
speranza confidando che divengano il sentire e la speranza di ogni italiano.

Invitano tutti a condividere tali sentimenti e ad adoperarsi per il futuro della nostra Italia e di una
Europa che deve riscoprire il senso della propria identità con il coraggio di scelte responsabili che,
andando contro le mode e gli interessi di parte, si ricolleghino ai grandi valori dei Padri fondatori.
Invitano in particolare la Federazione Italiana Volontari della Libertà e le Associazioni ad essa
aderenti a rinnovare la grande storia ideale che le ha caratterizzate nel corso di questi decenni e a
rappresentare in modo adeguato la storia di libertà che ha unito la formazioni autonome, di
ispirazione patriottica e cattolica; invitano in particolare ad esprimere, con il coraggio che fu dei
nostri padri, la nostra concezione della vita e del vivere sociale, nella piena consapevolezza che più
che mai oggi c’è bisogno di soggetti che abbiano a cuore anzitutto la libertà, l’educazione, la
responsabilità e l’impegno di ciascuno respingendo con fermezza interpretazioni ideologiche e
totalitarie, qualunquiste e prive di valori.
L’Osoppo certo rimarrà fedele a questo insegnamento.

Udine, Auditorium del Centro Culturale delle Grazie, 4 dicembre 2021

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In copertina, Paola Del Din medaglia d’oro al valor militare.

 

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