Algoritmi, ormai, una parola chiave: sottende i meccanismi che governano o perlomeno influenzano in modo significativo le nostre vite. La pandemia ha messo in luce l’importanza, spesso determinante, della tecnologia e dei sistemi innovativi di comunicazione, ma allo stesso tempo ha mostrato tutta la nostra dipendenza. E se pensiamo alla tecnologia come ad una torta, gli algoritmi sono la sua ricetta e i dati i suoi ingredienti. Diventare abili “cuochi della tecnologia” è oggi requisito indispensabile per non farsi travolgere dalla forza dirompente di queste trasformazioni, senza dimenticare il fine ultimo: gli esseri umani e il loro benessere. Un aiuto a capire meglio i meccanismi legati alle tecnologie che scandiscono il nostro quotidiano arriva dall’Istituto Regionale di Studi Europei che proprio su questi temi promuove un ciclo di tre illuminanti Dialoghi digitali, praticamente un corso accelerato di formazione. Appuntamento dal 7 all’11 giugno sui canali social Irse – in prima visione Facebook e quindi sui profili Instagram e Youtube – per tre incontri online curati dall’esperto Matteo Troìa, che nel 2019 è stato consulente nel Team per la Trasformazione Digitale alla presidenza del Consiglio dei ministri, dove si è occupato di design dei principali servizi pubblici digitali e di progetti Open Data e Open Source, e oggi si occupa di Big Data Analysis e Business Intelligence in Capgemini, multinazionale leader nei servizi di consulenza, tecnologia e trasformazione digitale di imprese e pubbliche amministrazioni. «Comprendere come reagire alle sollecitazioni delle nuove tecnologie e come utilizzarle al meglio spesso non è facile – spiega -. Proprio per questo, in dialogo con tre esperte nel campo della transizione digitale e dell’intelligenza artificiale, proveremo a fornire qualche spunto attraverso una serie di riflessioni profondamente umane, in questo tempo dominato dalle macchine».

Si parte, dunque, oggi alle 18, con la riflessione sul “Potere dei dati pubblici”: interlocutore di Matteo Troìa sarà Giorgia Lodi, in questi mesi componente della Task Force nazionale legata al Covid-19 e tecnologa all’Istituto di Scienze Cognitive e Tecnologie del Consiglio Nazionale delle Ricerche, dove si occupa di numerosi progetti nazionali ed europei legati al mondo dei dati, della loro semantica e della privacy. Ogni giorno, la pubblica amministrazione raccoglie e gestisce preziosi patrimoni informativi, che descrivono molti aspetti della nostra società: l’utilizzo intelligente di queste grandi moli di dati aiuterebbe a prendere decisioni più mirate, a progettare meglio le strategie politiche e quindi a rendere migliore la società in cui viviamo. Non sempre però la pubblica amministrazione italiana è consapevole del potere dei dati che possiede. La mancanza di competenze e la mancanza di una visione, spesso fanno da ostacoli alla trasformazione digitale del nostro Paese.

Mercoledì 9 giugno si prosegue con il dialogo che ci chiederà: “Quanto ti fidi di un algoritmo?”. Matteo Troìa dialogherà con Felicia Pelagalli, fondatrice e Ceo di Culture, società di ricerca e comunicazione, dal 2015 co-fondatrice e Presidente dell’Associazione no-profit InnovaFiducia, esperta europea di innovazione, analisi dei Big Data e intelligenza artificiale, editorialista e divulgatrice per molte testate giornalistiche. Sempre più spesso, coloro che si occupano di intelligenza artificiale e di algoritmi in generale, sono costretti a fare i conti con questioni etiche e morali. Nel corso dell’incontro si capirà perché è importante stabilire un rapporto di fiducia con gli algoritmi e quali sono i rischi di questa relazione inedita.

Infine, venerdì 11 giugno il focus su “L’intelligenza non è artificiale”, titolo e tema anche del libro firmato per Mondadori dalla relatrice che converserà con Matteo Troìa, l’accademica Rita Cucchiara, professoressa ordinaria al dipartimento di Ingegneria «Enzo Ferrari» dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, dove insegna Visione Artificiale e Sistemi Cognitivi, coordinatrice del gruppo di lavoro sull’Intelligenza Artificiale del ministero della Ricerca e dell’Università e dal 2018 direttore del Laboratorio nazionale di Artificial Intelligence and Intelligent Systems del Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica. Nel 1983 la rivista Time assegnò per la prima volta nella sua storia il premio di «persona dell’anno» non a un essere umano ma al personal computer: fu l’inizio di una rivoluzione tecnologica verso il mondo nuovo, veloce e leggero dell’Intelligenza Artificiale. Oggi lavora con l’uomo nella medicina elaborando migliaia di immagini, nell’industria, nella finanza, supporta la sicurezza nazionale e può diventare pericolosa se progettata o utilizzata in modo sbagliato. Viene spontaneo chiedersi fino a dove potrà spingersi e se ci siano dei confini etici da non valicare. Ma anche qual è il ruolo delle persone nei confronti delle tecnologie che domineranno il prossimo futuro.

Dettagli e aggiornamenti sul sito https://centroculturapordenone.it/irse

 

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