La montagna del Friuli Venezia Giulia dimostra una capacità di resilienza imprenditoriale che sta invertendo la tendenza praticamente decennale: per il quarto anno consecutivo, il saldo tra iscrizioni e cessazioni di impresa (al netto delle cancellazioni d’ufficio) è risultato positivo. È questa la principale e più incoraggiante notizia che emerge dalla nuova “Analisi economica della montagna del Friuli Venezia Giulia”, elaborata dal Centro Studi della Camera di Commercio Pordenone-Udine su dati Istat e Infocamere.
Mentre il territorio montano continua a fare i conti con un pesante calo demografico, l’economia locale, composta da 5.018 sedi di impresa registrate al 31 dicembre 2024, sta attraversando una fase di crescita. Infatti, dopo quasi dieci anni caratterizzati da saldi negativi (fino al 2020, con l’eccezione del 2018 dovuta all’ingresso di Sappada), il 2021 ha segnato la svolta con +93 sedi. Il trend è proseguito nel 2024, chiudendo con un incremento di 43 unità (+0,9% annuo).
A livello settoriale, l’incremento è stato sostenuto primariamente dal settore dei servizi, che registra la variazione percentuale maggiore (+5,5%), seguito dalle costruzioni (+1,6%). Stabile il settore primario, mentre cali hanno interessato commercio, industria, e alloggio e ristorazione. Particolarmente interessante è l’assetto produttivo specifico della montagna: il settore dell’alloggio e ristorazione ha un’incidenza percentuale che è quasi doppia rispetto alla media regionale (17,1% contro il 9,4% del Fvg), così come è superiore l’incidenza del settore primario (17,9% contro 12,7%).
Il tessuto imprenditoriale montano si distingue inoltre per una marcata presenza femminile, con una percentuale di imprese rosa del 26,4%, ben superiore al 22,5% medio regionale, e con un picco del 30,1% registrato in Canal del Ferro e Valcanale. Anche l’incidenza delle imprese artigiane (29,0% contro 28,6% regionale) e di quelle giovanili (8,4% contro 7,6% regionale) supera lievemente i valori medi del Friuli Venezia Giulia.
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La qualità della vita
«Accogliamo con soddisfazione – afferma il presidente della Camera di Commercio Pordenone-Udine, Giovanni Da Pozzo – la rinnovata presenza della provincia di Udine sul podio nazionale della Qualità della vita del Sole 24 Ore. I segnali positivi parlano di un territorio dinamico, dove la qualità della vita si intreccia con la qualità dell’ambiente economico. Registriamo miglioramenti in comparti importanti per la competitività: dagli affari e lavoro alla giustizia e sicurezza, una comunità coesa con servizi efficaci. Sono indicatori che confermano come Udine sappia offrire condizioni solide a chi fa impresa e a chi cerca opportunità di crescita professionale. Spicca inoltre un primato che racconta molto dello stile di vita del territorio: Udine è prima per densità di palestre e strutture analoghe e a questo si aggiunge l’ottima performance della cultura, che testimonia un’offerta vivace, fatta anche di librerie diffuse e luoghi di partecipazione. Significativi poi gli avanzamenti nella rappresentanza e nell’occupazione femminile, mentre i segnali legati alle opportunità economiche e al reddito confermano un tessuto produttivo capace di generare valore. La presenza piuttosto frequente di Udine ai vertici della classifica nazionale non è mai un risultato scontato: significa che ci troviamo in un luogo dove si vive bene, dove le persone possono crescere e dove imprese e lavoro hanno occasioni di sviluppo. La classifica non è però una gara, ma uno strumento che può essere utilizzato per orientarci, per capire dove si sta andando bene – e continuare così – e dove anche ci sono margini di miglioramento, su cui è necessario impegnarci, sicuramente in primis come istituzioni: questo bel risultato infatti non deve far scendere l’attenzione su temi fondamentali, come quello della sicurezza o quelli legati alla mobilità, dove possiamo sempre fare meglio».
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Questo segnale di rinnovata vitalità economica si scontra però, come detto, con la persistente emorragia demografica. L’analisi sui 58 comuni montani del Fvg, definiti secondo criteri Istat, rivela che la popolazione è scesa da 63.371 a 59.865 residenti nel periodo 2019-2025, una perdita del 5,5%. Nello stesso periodo, il calo demografico a livello regionale è stato dell’1,3%. La situazione più critica in termini relativi si registra nel Canal del Ferro e Val Canale, dove la popolazione è calata da un indice di 100 a 93,7.
«I dati di questo studio ci raccontano una montagna che, nonostante il costante e doloroso calo demografico, sta dimostrando di possedere una capacità di reagire e di attrarre iniziative, soprattutto nei servizi e nelle filiere legate al turismo e all’abitare, come l’alloggio e le costruzioni – commenta Giovanni Da Pozzo, presidente della Camera di Commercio Pordenone-Udine -. Il saldo positivo delle imprese registrato non è un evento isolato, ma il segnale di una trasformazione che dobbiamo sostenere come istituzioni. È fondamentale continuare a monitorare con precisione l’andamento economico della montagna, perché è l’unico modo per dare basi solide alle politiche di sviluppo. Noi istituzioni abbiamo l’obbligo di creare condizioni strutturali, soprattutto migliorando infrastrutture e accessibilità, affinché si possa non solo continuare a vivere, ma anche tornare a vivere e lavorare in montagna con prospettive di futuro».
Un elemento cruciale che continua a caratterizzare la vita in montagna è l’accessibilità: ben due terzi (65,5%) dei 58 comuni montani sono classificati come periferici o, nel 8,6% dei casi, ultra-periferici. In termini di spostamenti, il “costo” per raggiungere le principali infrastrutture rimane elevato. I comuni montani distano in media 63,9 minuti dall’aeroporto più vicino (con il Pordenonese Montano a 74,5 minuti medi), 44,3 minuti dalla stazione ferroviaria con servizio passeggeri attivo (52,5 minuti in Carnia) e 23,1 minuti dall’accesso autostradale. Come nota positiva, secondo Istat risultano 30 (51,7%), i comuni montani catalogati come ad alta o molto alta densità turistica, cioè prossimi a siti di interesse.
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In copertina, il presidente della Camera di Commercio Pn-Ud Giovanni Da Pozzo.

