La ricostruzione del Friuli terremotato continua a fare scuola anche a 50 anni di distanza. E da sempre fa scuola anche Formedil Udine, l’ente di riferimento per la formazione professionale, la qualificazione e la sicurezza nel settore delle costruzioni. Ieri pomeriggio più di 130 allievi delle scuole edili italiane, arrivati da Udine, Padova, Cremona, Verona, Vicenza e Rovigo. Gli studenti hanno aperto al Bluenergy Stadium le due giornate promosse da Formedil per i cinquant’anni dal terremoto del Friuli del 1976. È partito così “Il Friuli ringrazia e non dimentica”, il percorso itinerante in cinque tappe che anche oggi attraverserà Udine, Venzone, Gemona e Colloredo di Monte Albano, intrecciando testimonianze dirette, luoghi della ricostruzione e riflessioni sul futuro.
Ad aprire ufficialmente i lavori è stata la presidente di Formedil Udine Angela Martina: «I ragazzi sono il cuore di questo evento con cui vogliamo ricordare la tragedia del ’76 per parlare di futuro. L’arcata dello stadio che ci ospita ne è simbolo: l’unica parte rimasta dell’impianto inaugurato nel 1976, oggi Bluenergy Stadium, tiene ancora insieme la struttura originaria con quella nuova. Un’immagine che abbiamo scelto per raccontare il senso di queste due giornate: un ponte tra passato e presente su cui costruire, insieme, il futuro».

Il progetto, infatti, nasce da un’idea precisa: la ricostruzione, capace negli anni Settanta di trasformare la distruzione in un modello riconosciuto di intelligenza tenace e capacità di ripartenza, può ancora insegnare qualcosa a chi oggi si prepara a costruire. Per questo il percorso è pensato prima di tutto per gli studenti, dai 14 ai 18 anni, tra indirizzo edile e indirizzo artistico: tra loro gli allievi di Formedil Udine – Scuola CEFS, primi in Italia tra le scuole edili ad aver attivato il quarto anno previsto dalla riforma Valditara, che consente di accedere all’esame di Stato e all’università direttamente al termine del diploma.
«Ciò che allora è stato costruito è ancora intorno a noi: nelle opere, nei territori, nelle comunità e in quella cultura del fare che ha saputo trasformare una tragedia in responsabilità collettiva e capacità di futuro. – ha sottolineao il direttore di Formedil Loris Zanor dando il benvenuto ai ragazzi allo stadio -. Costruire non significa soltanto edificare: significa assumersi una responsabilità verso le persone, i luoghi e il tempo che verrà».
Sono intervenuti anche il vicepresidente di Formedil Alessandro Bivi (in videocollegamento), ed Elisa Marzinotto, direttore del Servizio formazione della Regione Friuli Venezia Giulia. «La conoscenza è il primo strumento di prevenzione e una delle eredità più importanti che il Friuli ha costruito dopo il terremoto. Dalle macerie è nata una capacità di trasformare la tragedia in futuro, investendo in formazione, competenze, ricerca. Le due giornate dedicate ai giovani delle scuole edili si inseriscono in questo percorso, offrendo loro l’opportunità di conoscere luoghi e testimonianze della ricostruzione e di confrontarsi con il valore della responsabilità. È un messaggio importante per chi si prepara a entrare nel mondo del lavoro, dove competenza e responsabilità devono procedere insieme. È questa l’eredità che dobbiamo continuare a rafforzare», questo il commento di Alessia Rosolen, assessore regionale al Lavoro, formazione, istruzione, ricerca, Università e famiglia. Ad accompagnare il pubblico lungo l’intero percorso Fabio Turchini, filosofo e presidente di Eupragma, che ha curato l’impianto culturale delle due giornate assieme a Loris Zanor.
Nel pomeriggio si sono alternate voci diverse: la parte “nel ricordo” è stata affidata alle parole del senatore Diego Carpenedo, di don Tarcisio Puntel, parroco di Paluzza, e del giornalista Michele Meloni Tessitori che hanno donato ai ragazzi seduti in tribuna un affresco del Friuli e dei friulani attraverso racconti, memorie e aneddoti. Lo sguardo sul futuro è stato affidato a Romina Rodela, docente dell’Università di Södertörn (Svezia), che ha illustrato i risultati delle recenti ricerche sul come costruire le città del futuro. Si tratta di città pensate come spazio sociale, rimodellate sull’integrazione e sull’inclusione per garantire il benessere e la sicurezza di chi le abita. Rodela si è concentrata in particolare sul ruolo dei giovani nel costruire urbano, giovani che spesso vengono esclusi dagli spazi delle città. I ragazzi, invece, sono la fascia di età che ha più bisogno di sperimentare luoghi sicuri, spazi urbani da condividere per evitare d rifugiarsi online con tutti i pericoli che ne derivano. In conclusione, la parola è stata lasciata proprio agli studenti che hanno raccontato con la loro voce cosa significa per loro progettare, costruire, immaginare. Hanno chiuso il pomeriggio gli interventi di Stefano Macale, direttore di Formedil Italia, e il messaggio inviato dalla deputata Chiara Gribaudo.
Il viaggio prosegue oggi, 22 settembre, con le visite guidate a Venzone e Gemona e si chiude nel pomeriggio al Castello di Colloredo di Monte Albano, dove gli allievi del Civiform incontreranno gli imprenditori della ricostruzione. Accanto ai ragazzi, protagonisti dell’iniziativa, erano presenti al Blue Energy Stadium numerosi ospiti, tra autorità, presidenti, vicepresidenti e direttori delle Scuole Edili del Sistema Formedil provenienti da diverse parti d’Italia, oltre ai componenti dei Consigli di amministrazione di Formedil Italia e Formedil Udine.

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In copertina e all’interno alcune immagini dell’incontro di ieri alla stadio di Udine.

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