di Giuseppe Longo

NIMIS – Il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli e il ricordo di Gina De Bortoli, ulltima superstite della tragedia, si sono intrecciati nel discorso ufficiale che il sindaco di Nimis, Fabrizio Mattiuzza, ha pronunciato ieri mattina durante la commemorazione dell’Eccidio di Torlano, dinanzi al sacello che custodisce i resti delle vittime della rappresaglia scatenata da una Resistenza sempre più intensa nella valle del Cornappo e che aveva portato anche alla uccisione di un ufficiale della SS. Folta la partecipazione popolare ma anche, accanto al prefetto Domenico Lione e al vicequestore Andrea Locati, di autorità civili e militari, rappresentanze combattentistiche e d’arma con il presidente dell’Associazione partigiani Osoppo Friuli, Roberto Volpetti. Nonché di sindaci e amministratori di Ruda e Terzo di Aquileia, e dei Comuni più vicini.
«Il 25 agosto del 1944, in una strage nazifascista – ha esordito il primo cittadino -, 33 persone furono uccise. Donne, uomini, anziani, bambini. Persone innocenti che della guerra pagarono il prezzo più terribile». E ha aggiunto: «Quest’anno il nostro ricordo è accompagnato anche dall’assenza di Gina De Bortoli, recentemente scomparsa, ultima sopravvissuta e testimone dell’Eccidio di Torlano. Aveva appena 13 anni quel giorno e si salvò grazie al sacrificio della madre, che la protesse con il proprio corpo. Gravemente ferita nell’incendio, trascorse dieci mesi nell’ospedale di Gemona. Per tutta la vita Gina ha custodito e raccontato la memoria di quella tragedia. Oggi la sua voce non c’è più, ma la sua testimonianza rimane e passa a noi il compito di conservarla e trasmetterla alle generazioni future».

Quindi il ricordo del sisma che distrusse anche Torlano. «Quest’anno, c’è un’altra memoria che ci accompagna: cinquant’anni fa anche la nostra comunità conobbe la paura, la perdita e la distruzione. Ma davanti alle macerie arrivò qualcosa di straordinario: la solidarietà. Arrivarono persone da lontano, volontari e soccorritori che misero a disposizione il proprio tempo e le proprie energie per aiutare chi non conoscevano». Poi l’ingegner Mattiuzza ha tracciato un  significativo parallelo: «Nel 1944 vediamo dove possono portare l’odio e la violenza. Nel 1976 vediamo, invece, quanto può essere grande la capacità dell’uomo di prendersi cura dell’altro. Sono due memorie diverse, ma entrambe ci parlano del presente. Perché oggi, mentre ricordiamo una strage avvenuta 82 anni fa, in molte parti del mondo ci sono ancora persone che vivono sotto le bombe, famiglie costrette a fuggire, bambini che perdono la casa, la scuola, i propri genitori. Le guerre cambiano, ma una cosa non cambia: a pagare il prezzo più alto sono quasi sempre i più fragili». Ecco, allora, il monito-appello del sindaco: «Da una giornata come questa deve arrivare un messaggio semplice: non esistono morti di serie A e morti di serie B. Non esistono sofferenze più degne di compassione di altre. Ogni vita umana ha lo stesso valore. Questo significa stare dalla parte dei civili, dei bambini, degli anziani, di chi non ha scelto la guerra. Significa proteggere chi è più fragile, sempre e ovunque, e condannare la violenza qualunque sia il luogo in cui viene commessa. Torlano ci chiede ancora oggi di non essere indifferenti, di riconoscere dove possono nascere l’odio, la discriminazione e la disumanizzazione dell’altro. Abbiamo, quindi, due memorie da custodire e consegnare alle nuove generazioni: quella di ciò che l’uomo è capace di fare quando prevalgono odio e violenza, e quella di ciò che è capace di fare quando prevalgono solidarietà e umanità».

Un discorso che si è tramutato in una sorta di “eco” a quanto aveva detto aprendo la serie degli interventi – dopo la lettura dell’agghiacciante ricostruzione della cronaca di quella mattina di 82 anni fa da parte dell’assessore Serena Vizzutti – la vicepresidente dell’Associazione nazionale vittime civile di guerra, Adriana Geretto, e poi dal presidente del Consiglio comunale di Portogruaro, Pietro Rambuschi, per rendere omaggio ai De Bortoli, e a Gina ultima scomparsa, la famiglia veneta che con nove componenti uccisi è quella che ha pagato di più. Infine, un saluto da parte della Regione Fvg è venuto dal consigliere Moreno Lirutti – con lui c’era anche il collega Massimiliano Pozzo – che ha portato l’adesione dell’Assemblea regionale, del suo presidente Bordin, e del governatore Fedriga. Anche da parte sua una ferma condanna di ogni violenza e sopraffazione, nonché il ripudio della guerra come soluzione alle controversie, tanto che si è ricollegato alle parole di chi l’aveva preceduto e a quelle di monsignor Rizieri De Tina, il quale aveva benedetto la tomba dei martiri. Ma che prima ancora, nella parrocchiale di Sant’Antonio di Padova, aveva celebrato la Messa di suffragio, commentando nella predica le parole del Vangelo di Giovanni, quando ricorda Gesù davanti al sommo sacerdote, al quale dice: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?», invitando quindi a far prevalere sempre il “bene” che c’è in ognuno di noi. Soltanto così potrà vincere la pace, oggi così sempre più spesso messa in pericolo dai tanti conflitti accesi nel mondo, a cominciare da quelli in Ucraina e in Medio Oriente.

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In copertina, il presidente del Consiglio comunale di Portogruaro Pietro Rambuschi mentre porta il saluto della città della famiglia De Bortoli dinanzi alla tomba delle trentatré vittime dell’Eccidio di Torlano: all’interno, immagini della commemorazione di ieri mattina, con l’intervento di Adriana Geretto, la rievocazione storica di Serena Vizzutti, il discorso ufficiale del sindaco Fabrizio Mattiuzza e la partecipazione della Regione Fvg tramite il consigliere Moreno Lirutti; quindi, l’omelia di monsignor Rizieri De Tina, il corteo verso il cimitero, popolazione, autorità e rappresentanze.

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