di Giuseppe Longo
NIMIS – Alle 21 in punto di ieri sera, 6 maggio, hanno cominciato a suonare le campane del Duomo di Nimis e con la loro voce, triste e solenne, si è intrecciata quella dolce e armoniosa della fisarmonica e del violino con le note di “Suspir da l’anime”. Dalla vicina comparrocchiale di Santo Stefano e dal Teatro Juventus saliva, infatti, l’omaggio sentito e commosso alle mille vittime del terremoto nel cinquantesimo anniversario della tragedia che sconvolse il Friuli e che per Nimis comportò, dopo la Seconda guerra mondiale, una nuova ricostruzione in appena trent’anni.



Dopo un saluto del sindaco Fabrizio Mattiuzza ha, infatti, preso il via un applauditissimo spettacolo commemorativo ideato, diretto e condotto da Dino Persello, protagonisti gli attori della compagnia teatrale “La Beorcje”, diretta da Carla Monai, e i musicisti Massimo Pividori, direttore del Gruppo Fisarmonicisti Tarcento – Ensemble Flocco Fiori, e Daniel Longo, violino, che hanno intercalato le varie letture rievocative con brani opportunamente scelti e molto apprezzati dal folto pubblico intervenuto, nonostante il maltempo.
La serata è cominciata con una lettura teatralizzata delle prime pagine del libro “Nimis 1976-1986. Dal terremoto alla ricostruzione” che, su iniziativa del compianto Bruno Fabretti (in sala la moglie Licia, sempre in gambissima, e due figlie) che aveva messo a disposizione il ricco corredo fotografico, scrissi nel decennale del sisma, quindi quarant’anni fa, cominciando col raccontare cosa accadde in quella caldissima sera di maggio. E che ho ricordato anche come testimone diretto (in quell’indimenticabile giovedì, ventunenne, ero proprio a vedere un film al Cinema Juventus), quando sono stato invitato a salire sul palco, dove ho pure raccontato anche come fu salvata l’unica campana, la maggiore, di Centa, oggi conservata nel Parco delle Rimembranze dove ogni anno, il 29 settembre, i suoi rintocchi onorano i Caduti di Nimis nei campi di concentramento: pure in questo caso, il merito è stato del commendator Fabretti, ma anche dell’indimenticato Pierino Canciani, artigiano fabbrile e a lungo presidente dei donatori di sangue.
Quindi lo spettacolo è proseguito con la lettura di alcune delle migliaia di lettere, anche molto simpatiche, toccanti e curiose, che giunsero subito dopo il terremoto al Comune di Gemona. E prima della commovente storia di due fidanzati friulani e della suggestiva allegoria dell’albero distrutto, ma con le radici rimaste intatte tanto da fare ripartire ben presto la pianta – ecco il titolo della serata “La sperance intes lidrîs” – c’è stato lo spazio anche per il graffiante umorismo di “Meni Ucel” (Otmar Muzzolini) di Billerio. Il tutto intercalato dagli interventi musicali di Daniel e Massimo che hanno proposto pagine molto belle di Oreste Rosso, Darko Lukač, Ennio Morricone e Fabrizio De Andrè. Per concludere con Nicola Piovani e Arturo Zardini: “La vita è bella” e “Stelutis alpinis” hanno infatti coronato la coinvolgente serata. In particolare, il dolcissimo brano dell’autore pontebbano, da tutti conosciuto e amato, ha offerto un tappeto musicale per il testo di “Incuintri al doman” che il maestro friulano Valter Sivilotti ha messo sul rigo candidandolo a diventare l’Inno ufficiale di questa nostra terra.
Infine, applausi generosi per attori e musicisti, e naturalmente per il regista, il sandanielese Dino Persello (con origini nella vicina Dignano), della riuscitissima ed emozionante rappresentazione dedicata al ricordo di quell’Orcolat che ha cambiato la storia del Friuli, tanto che da quel 1976 siamo soliti dire “prima” e “dopo” il terremoto. Un grazie sentito, infine, a tutti da parte dell’assessore alla cultura Serena Vizzutti: la organizzazione era, infatti, del Comune di Nimis con la collaborazione della Parrocchia e della Pro Loco. Insomma, una semplice ma grande serata, tutta in vero “stile” friulano, che ha coronato la bella cerimonia che l’aveva preceduta sabato scorso in Duomo, con la Messa di suffragio per i mille defunti, e poi dinanzi proprio a quella campana “grande” salvata dalla Chiesa di Centa con i volontari di quel 1976 che, da tante parti d’Italia, sono tornati per riabbracciare gli amici di mezzo secolo fa.



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In copertina, l’unica campana rimasta della Chiesa di Santo Stefano in Centa riportata sulla locandina dello spettacolo rievocativo; all’interno, alcune immagini della riuscitissima serata che ha riempito il Teatro Juventus nonostante il maltempo.
