di Giuseppe Longo

GRADO – «Oggi celebriamo San Giuseppe Lavoratore e, insieme, portiamo nel cuore un gesto che appartiene profondamente alla nostra gente: il pellegrinaggio dei pescatori a Barbana, nato da quel voto del 1925, quando il mare si è fatto minaccia e la vita è stata affidata a Dio. Non sono due cose separate. Anzi, si illuminano a vicenda. Giuseppe è uno che vive fidandosi. Non parla mai, ma sceglie, si muove, custodisce. Lavora, certo, ma dentro una relazione con Dio che dà senso a tutto. Il suo lavoro non è solo fatica o dovere: è luogo in cui la vita prende forma, è responsabilità, è amore concreto. E allora capiamo che il lavoro non è solo quello che facciamo, ma il modo con cui stiamo dentro la vita!». Sono le parole con cui monsignor Paolo Nutarelli ha inquadrato l’annuale pellegrinaggio dei pescatori di Grado al Santuario di Barbana per ricordare che i loro progenitori di 101 anni fa fa ebbero salva la vita da quel tremendo fortunale che li sorprese in mare – erano al largo una sessantina di pescherecci e poteva esserci un’autentica strage! – dopo essersi rivolti accoratamente, assieme a quanto facevano le loro famiglie da terra, alla Madonna venerata da secoli in mezzo alla laguna. Alla Vergine Maria si rivolsero i gradesi anche nel 1237, quando l’Isola fu contagiata da una terribile pestilenza e lo scampato pericolo viene ricordato solennemente ogni anno, la prima domenica di luglio, con il “Perdòn de Barbana”.

«E qui entrano i pescatori – ha aggiunto l’arciprete di Sant’Eufemia -. Perché il loro lavoro ha qualcosa di unico: non controlli tutto. Puoi essere esperto, preparato, attento… ma poi c’è il mare. E il mare non lo comandi. Può essere calmo o improvvisamente diventare pericoloso. Il voto del 1925 nasce proprio lì: in un momento in cui tutto sembrava sfuggire di mano. E in quel momento i pescatori non hanno fatto un calcolo. Hanno fatto un atto di fede: si sono affidati. Hanno detto, in fondo: la nostra vita non è solo nelle nostre mani». «E questo – ha concluso il celebrante – è decisivo anche per noi oggi. Perché viviamo in un tempo in cui o pensiamo di poter controllare tutto, oppure ci lasciamo vivere senza senso. San Giuseppe e i pescatori ci indicano una strada diversa: lavorare con responsabilità, sì, ma senza dimenticare che non siamo noi i padroni della vita. Il pellegrinaggio a Barbana allora non è una tradizione da conservare. È una memoria che educa. È dire, ogni anno: non ci siamo salvati da soli. È riconoscere che c’è Qualcuno che ci ha custoditi, accompagnati, sostenuti».
All’altare, accanto all’arciprete di Grado, c’erano monsignor Mauro Belletti, parroco di Fossalon e prezioso collaboratore nella pastorale isolana, e don Gianni Medeot, cappellano militare sempre presente nelle più importanti ricorrenze della sua amata città lagunare, oltre al priore del Santuario dom Angelo Alves de Olivera. Il rito, accompagnato dalla Corale “Santa Cecilia” diretta da Anello Boemo, che ha eseguito una bella Messa in latino, è stato concluso dalla Preghiera del Pescatore letta da un rappresentante della categoria produttiva. Era iniziato invece con l’omaggio del celebrante allo storico quadro del pittore austriaco Joseph Maria Auchentaller che “racconta” la tempesta in mezzo al mare in cui si salvarono miracolosamente duecento “pescaori graisani”.
L’isoletta di Barbana è stata raggiunta da tre pescherecci sui quali avevano trovato posto un centinaio di pellegrini, fra i quali anche numerosi ospiti che si sono affezionati alle sentite tradizioni gradesi. Prima di partire, monsignor Nutarelli aveva benedetto tutte le imbarcazioni presenti nel porto mandracchio. Quindi il viaggio nei canali della laguna dopo aver attraversato il ponte girevole sollevato, mentre in entrambe le direzioni, ma soprattutto in quella di arrivo – per la ricorrenza del Primo Maggio -, si erano formate lunghe code di autoveicoli. Ma prima di puntare verso il famoso Santuario mariano c’era stato il tradizionale omaggio, in Pampagnola, alla bricola della Madonnina del Mare.

—^—

In copertina, monsignor Paolo Nutarelli mentre incensa il quadro di Auchentaller che racconta la tempesta in mare del 1925; all’interno, l’arrivo dei pellegrini a Barbana, un momento della Messa solenne e la lettura della Preghiera del Pescatore; infine, l’arciprete in porto mentre benedice le imbarcazioni, l’omaggio alla Madonnina del Mare in Pampaluna e la preghiera del parroco sul peschereccio.

, , , , , , , , , , , , , , ,
Similar Posts
Latest Posts from friulivg.it