Ricordi personali e frammenti di storia locale per rendere il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli un momento di memoria collettiva. È nata con questo obiettivo a Casarsa della Delizia e San Giovanni la rassegna culturale intitolata “Epicentro Friuli 1976-2026. Ricostruzioni di una memoria sotto la superficie della storia”, ciclo di incontri con l’autore ideato per approfondire l’eredità lasciata dal tragico sisma del 6 maggio 1976. Un’iniziativa dell’Amministrazione comunale insieme a Par San Zuan e associazione Il Noce.
Il viaggio della memoria si concluderà martedì 16 giugno, alle 20.45, a San Giovanni (nel contesto della sagra paesana), nell’ex latteria di via Versutta 4, con la presentazione del volume “E ven la fin dal mont! Una bambina friulana nel terremoto del 1976” della giornalista tarcentina Paola Treppo (edizioni Associazione “Int di Cuje”). Èil racconto del sisma del 6 maggio visto con gli occhi di una bambina di cinque anni, la stessa Paola Treppo che sarà presente all’incontro. Nel libro, edito dall’Associazione Int di Cuje Aps di Tarcento con il contributo del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, la giornalista friulana restituisce un punto di vista diverso e particolare: quello dell’infanzia che attraversa la catastrofe e ne ricorda non solo la devastazione, ma anche la libertà di andar per boschi senza il controllo dei grandi, il calore di una comunità ristretta in spazi condivisi, la stranezza dolce di dormire tutti insieme dentro un’automobile mentre fuori la terra ancora scotta.
Dalla casa di Plan di Paluz, sopra Tarcento, attraverso le tende militari, le baracche e i prefabbricati, prende forma la cronaca di una famiglia friulana e di un’intera comunità: la nonna Felicita aggrappata al palo dell’illuminazione che grida “E ven la fin dal mont”, le mani di papà piene di calli e di graffi, le scuole improvvisate dentro alle tende, gli alpini con le cucine da campo, gli aiuti che arrivano dall’Italia e dal mondo intero. È il ritratto di un Friuli che dalla tragedia ha trovato in sé stesso una forza insospettata e che, mattone su mattone, ha ricostruito senza versare una lacrima, lasciando in eredità non macerie, ma valori che ancora oggi parlano al presente. Un libro, insomma, di memoria, identità e rinascita.
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In copertina, Paola Treppo all’epoca del terremoto quando aveva cinque anni.
