A 61 anni dalla tragedia, sono state ricordate le vittime del disastro di Mattmark, avvenuto in Svizzera il 30 agosto del 1965. Quel giorno il distacco di un fronte del ghiacciaio Allalin colpì il sottostante cantiere della diga che si stava costruendo in materiali naturali come roccia e terra. Nella valanga perirono 88 lavoratori tra cui 56 italiani, provenienti anche dal Friuli Venezia Giulia. Un evento – la più grande tragedia in Europa dell’emigrazione italiana assieme a quella di Marcinelle – che vide tra i sopravvissuti Ilario Bagnariol, allora giovane operatore di bulldozer emigrato da Fiume Veneto. Come ogni anno da allora, anche questa volta Bagnariol – che vive ancora in Svizzera ed è presidente del Segretariato Efasce di Ins/Lyss – ha voluto onorare la memoria dei compagni di lavoro scomparsi partecipando alla cerimonia commemorativa ufficiale accompagnato dalla figlia Manuela.

La cerimonia, svoltasi a Saas-Grund, ha visto la partecipazione di molte autorità. Oltre a Efasce rappresentata da Bagnariol, presenti anche i rappresentanti dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, provincia che ebbe anch’essa diverse vittime tra i suoi emigranti. Presente per i corregionali friulani pure Elda Danelutti. Le celebrazioni sono iniziate con la Messa celebrata dal vescovo di Sion, monsignor Jean-Marie Lovey, che nell’omelia bilingue ha ricordato il valore della vita e il significato del sacrificio degli operai. A seguire il momento centrale della giornata, con il taglio del nastro e l’inaugurazione ufficiale del nuovo memoriale, con i nomi delle 88 vittime (tra le quali i friulani Mario De Celia di Gorizia. Alessio Ceccon e Luciano Specogna di Torreano), oltre a una mostra permanente allestita al Kulturzentrum di Saas-Fee. È intervenuto il diplomatico Lorenzo Kluzer, dell’Ambasciata d’Italia a Berna, che ha richiamato le diverse fasi che seguono una tragedia come Mattmark. Il messaggio della console Generale d’Italia a Ginevra, Nicoletta Piccirillo, letto dalla viceconsole Miranda Fidelbo, ha richiamato il valore della memoria e la necessità di accertare le responsabilità di quanto accaduto.
Ilario Bagnariol è stato accolto con grande affetto, con diverse persone che hanno voluto parlare con lui, testimone diretto degli eventi visto che per pochi metri non fu investito dalla valanga quel giorno e fu anche tra i primi a prestare soccorso. Di questi e altri ricordi ha potuto parlare con Andre Zurbriggen, ricercatore svizzero autore di “Mattmark das gemeinsame Erbe der vier Saaser Gemeinden”. Progrio la storia dell’emigrante fiumano è stata raccolta da Efasce nel libro “Ilario Bagnariol – Mattmark: i sette metri della salvezza”, uno dei più recenti volumi della collana dell’Ente “Testimoni. Memorie, diari e biografie di emigranti della Destra Tagliamento”, sostenuta dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dalla Fondazione Friuli.
«Siamo sempre al fianco di Ilario Bagnariol – ha affermato il presidente di Efasce Pordenonesi nel Mondo, Angioletto Tubaro – in questa sua costante testimonianza in ricordo dei caduti nel cantiere della diga svizzera. Il libro che racconta la sua storia è stato molto apprezzato e permette di preservare la memoria della tragedia. Quest’anno, con Bagnariol a Mattmark e il sottoscritto a Marcinelle, Efasce ha partecipato alle commemorazioni di entrambe le più grandi tragedie dell’emigrazione italiana in Europa: una presenza doverosa per non dimenticare chi non c’è più e ricordare le sofferenze dei loro familiari e dei compagni superstiti».
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In copertina, Ilario Bagnariol accanto al gagliardetto dell’Efasce e all’interno il nuovo monumento.
