(g.l.) Gina De Bortoli, dopo la scomparsa del fratello Paolo, era rimasta l’unica testimone dell’Eccidio di Torlano. Ma l’anziana di Portogruaro si è spenta nei mesi scorsi ed era stata l’ultima volta, nella frazione di Nimis, due anni fa, nell’ottantesimo anniversario della strage nazifascista che falciò, la mattina di quel 25 agosto 1944. trentatré vite innocenti, con donne e bambini. Proprio i De Bortoli, famiglia molto numerosa di mezzadri giunta sotto i monti Bernadia e Plaiul in cerca di un po’ di fortuna dopo avere ricevuto lo sfratto dalle loro amate campagne, furono i più colpiti dalla ferocia scatenata per rappresaglia in seguito all’intensificarsi delle azioni partigiane che avevano portato all’uccisione di un soldato tedesco. Ben nove furono, infatti, i De Bortoli, del tutto ignari di quello che stava succedendo in paese, che persero la vita: riuscirono a salvarsi soltanto Paolo e Gina.


Con l’annuale, sentita e partecipata, cerimonia commemorativa, Torlano ricorderà dunque domani, 25 agosto, l’Eccidio che fu una tragica premessa di quanto sarebbe toccato a Nimis appena un mese più tardi, quando il paese intero fu dato alle fiamme, sempre per ritorsione contro la Resistenza molto attiva in quel periodo della Seconda guerra mondiale. La giornata del ricordo comincerà alle11, nella parrocchiale di Sant’Antonio di Padova, con la Messa in suffragio delle 33 vittime. Quindi, in corteo, si raggiungerà il cimitero frazionale dove sarà reso omaggio al sacello che custodisce i loro poveri resti. Quindi, il discorso ufficiale del sindaco di Nimis, Fabrizio Mattiuzza, dopo la tradizionale rievocazione di quella tragica mattinata, oltre ad altri interventi, tra i quali non manca mai quello del rappresentante della Città di Portogruaro.
Proprio di Paolo De Bortoli, l’ultimo numero di “In Cunfidenze” – l’insostituibile supplemento settimanale alla Voce della Pieve di Nimis – ha riportato una agghiacciante testimonianza sull’Eccidio nel quale la sua famiglia venne sterminata, in quanto, come detto, soltanto lui e la sorella riuscirono a salvarsi. «Fuggendo – è il racconto di colui che all’epoca aveva poco più di sei anni – camminai sopra i morti e i moribondi rantolanti, mi appiattii nel canale di scolo dei liquame della stalla e riuscii a guadagnare, attraverso un piccolo passaggio, l’aperto». Il foglio parrocchiale riporta anche le parole di Cesare Sommaro, testimone al tempo dei fatti, raccolte e riferite da Adriano Vuanello, torlanesi entrambi scomparsi da diversi anni: «Un ufficiale  tedesco guardava col binocolo verso il Pecolat, la parte montuosa verso la chiesa di San Giorgio. Arriva una prima raffica che colpisce la colonna che è alla destra del tedesco. La seconda colpisce l’ufficiale che con un grido si accascia». Immediata la reazione delle SS che dal Comando superiore di Trieste avevano deciso una feroce rappresaglia con la uccisione di quaranta abitanti di Torlano – cioè 40 per uno -, presi a caso senza distinzione di sesso e di età. Sette, aiutati dalla fortuna, riuscirono però a mettersi in salvo, per cui le vittime furono trentatré. E i fratelli Paolo e Gina De Bortoli erano gli ultimi testimoni oculari della tragedia di quel 25 agosto 1944, rimasto iscritto nella pagine di storia fra i delitti più efferati dell’ultimo conflitto mondiale. Tanto che ogni anno da Torlano, ma in settembre anche da Nimis, si leva forte l’appello: «Mai più guerre, abbiamo bisogno di pace!».

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In copertina, il sacello che custodisce i resti delle 33 vittime; all’interno, monsignor Rizieri De Tina con Gina De Bortoli durante la commemorazione di due anni fa.

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