(g.l.) «Non è una semplice tradizione folcloristica, né un gesto contro qualcuno. È la gioiosa testimonianza della nostra fede. Camminiamo dietro al Santissimo Sacramento perché desideriamo dire, con semplicità e rispetto, che siamo cristiani e che non ci vergogniamo del Vangelo. In una società dove molti manifestano con orgoglio la propria identità, anche noi possiamo mostrare con serenità e umiltà la bellezza di appartenere a Cristo e alla sua Chiesa». Ecco le parole con cui monsignor Paolo Nutarelli ha spiegato, ieri mattina a Grado, il significato della processione eucaristica del Corpus Domini nel corso dell’omelia pronunciata, nella Basilica patriarcale di Sant’Eufemia, durante la Messa solenne che aveva preceduto il corteo animato da canti e preghiere che ha attraversato alcune delle principali vie del centro cittadino. Una festività molto partecipata e sentita – tanti anche i turisti che già affollano l’Isola del sole, anche perché nel pomeriggio volavano le amate Frecce Tricolori –  che ha coronato il Tempo di Pasqua e che era stata preceduta da tre altre importanti ricorrenze che hanno seguito la gloria della Resurrezione: Ascensione, Pentecoste e Santissimi Trinità.

«Nel giorno del Corpus Domini – ha osservato l’arciprete di Grado – la Chiesa ci ricorda una verità semplice e straordinaria: l’Eucarestia non è un simbolo, ma una Presenza. In quel Pane consacrato c’è realmente Gesù che continua a rimanere in mezzo al suo popolo. Per questo la domanda più importante non è: “La Messa è stata bella o brutta?”. La vera domanda è un’altra: “Ci credo oppure no?”. Se credo che sull’altare si compie il miracolo della presenza del Signore, allora ogni Eucarestia diventa il dono più grande che possiamo ricevere. Il Corpus Domini ci invita a stupirci ancora di questo miracolo: Dio non è rimasto lontano, ma ha scelto di farsi Pane per accompagnare il nostro cammino, sostenere le nostre fatiche e nutrire la nostra speranza».
Ed ecco, dunque, spiegato il significato della processione col Corpo di Cristo. «Infine – ha aggiunto monsignor Nutarelli, concludendo la sua riflessione -, ricordiamoci che la Chiesa siamo noi. Ognuno è come un mattone: da solo serve a poco, ma insieme agli altri costruisce una casa. Così ogni nostra presenza, ogni gesto di carità, ogni preghiera e ogni partecipazione all’Eucarestia rendono più bella e più solida la comunità. Non limitiamoci ad assistere al miracolo: diventiamone testimoni». Al termine del sacrificio eucaristico, come detto, il festoso corteo con l’Ostia consacrata si è snodato da Campo dei Patriarchi, il sagrato di Sant’Eufemia, per via Gradenigo, piazza Biagio Marin, largo San Crisogono, via Marina, via Orseolo e viale Europa Unita. Quindi, il ritorno alla Basilica. I solenni riti del Corpus Domini si sono conclusi, dopo il canto dell’antichissimo inno del Tantum ergo, con la Benedizione eucaristica impartita dall’arciprete con quel prezioso Ostensorio che aveva appena portato un messaggio di amore e di pace tra le case di Grado.

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In copertina e all’interno tre immagini della solenne processione del Corpus Domini.

(Fotocronaca di Laura Marocco
Foto Ottica Marocco Grado)

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