di Giuseppe Longo

TARCENTO – Nonostante l’età molto avanzata, la malattia che purtroppo progrediva e le poche energie rimaste, Luigi Di Lenardo aveva trovato la forza per rimanere costantemente aggiornato sulla vita cittadina, ma anche per portare quasi a termine, accanto all’impostazione della prossima rivista epifanica, “Terra di Tarcento”, un libro di storia, tradizioni e territorio che aveva voluto dedicare al paese che tanto amava. Volume che è ormai prossimo alla pubblicazione e che rappresenta un suo ultimo regalo, un lascito culturale, addirittura una sorta di “testamento spirituale”. Lo ha annunciato, nel Duomo gremito, Enrico Madussi, il professore amico e collaboratore, che ha preso la parola dopo l’intervento del sindaco Mauro Steccati, durante i funerali officiati ieri mattina da monsignor Luca Calligaro, che aveva accanto, quali concelebranti, don Rizieri De Tina, da quasi mezzo secolo a Nimis ma che prima era stato giovane parroco delle “ville” tarcentine di Coia e Sammardenchia – e che da allora conosceva lo scomparso -, e don Ermenegildo Barbetti.

Molto bella la predica dell’arciprete che, pur avendolo conosciuto e apprezzato da poco, ha delineato un “ritratto” preciso, affettuoso e riconoscente del defunto che fu sindaco negli anni del dopo terremoto, quando aveva raccolto il testimone da Giancarlo Cruder – anch’egli presente per l’ultimo saluto -, ma anche presidente della Comunità montana Valli del Torre e consigliere provinciale. Sono queste soltanto alcune delle cariche pubbliche rivestite, per conto dell’allora Democrazia cristiana, intrecciando l’impegno richiesto dalle stesse con il lavoro di insegnante di lingue straniere, ancora ricordato con stima e gratitudine, e di preside di quella che alla sua epoca si chiamava ancora Scuola Media. Nel contempo, la sua vasta cultura lo spronava ad ampliare continuamente le proprie conoscenze sulla storia, il costume, le tradizioni di Tarcento e del nostro Friuli di cui era letteralmente innamorato – da qui, appunto, anche l’ultimo libro cui stava lavorando -, che trovava puntuale coronamento ogni anno in quella meravigliosa rivista natalizia, “Il Pignarûl”, edita dalla Pro Loco e diretta per ben 64 anni. E che continuava a curare, novantuenne, tanto da aver preso in mano da diverse settimane anche l’organizzazione di quella programmata per la prossima Epifania. E al riguardo monsignor Calligaro ha voluto rendere noto anche un delicato ricordo personale. «Due anni fa – ha raccontato -, appena divulgata la notizia della mia nomina a parroco, ha voluto farmi visita a Martignacco, dove mi ha portato un libro dedicato a Tarcento affinché potessi conoscere in anteprima il paese in cui stavo per arrivare. Un gesto che ho molto gradito e che serbo con gratitudine». Il sacerdote, avviandosi poi alla conclusione della sua intensa omelia, ha osservato come la dipartita di Luigi Di Lenardo si aggiunga a quella recente di altri illustri personaggi tarcentini, come il maestro Sandrino Coos e Giordano Marsiglio, l’esperto di geologia e storia naturale da tutti conosciuto per la sua lunghissima interpretazione del “Vecchio Venerando” accanto al falò epifanico di Coia.

Luigi Di Lenardo


Prima delle esequie, come detto, ha preso la parola il sindaco Mauro Steccati per delineare la figura di Gigi Di Lenardo, esprimendo la riconoscenza che la civica amministrazione e la comunità tutta devono a una persona che fino all’ultimo si è impegnata in suo favore. Associandosi alle parole del pievano, anche il primo cittadino ha voluto porre l’accento sulla tenacia, addirittura sulla caparbietà con cui il professore perseguiva i suoi obiettivi, anche se talvolta il carattere, nella sua franchezza, poteva apparire aspro o spigoloso, come ha confermato pure l’amico Madussi. Parole di grande riconoscenza, poi, da parte di Emanuele Benedetto per conto dei Lions – sodalizio filantropico e votato al bene comune che Gigi volle fondare anche nella sua Tarcento -, a nome dei quali ha portato il saluto del presidente, il tricesimano Renato Barbalace.
Al termine del rito, che ha richiamato anche numerosi civici amministratori in carica, a cominciare dal sindaco di Lusevera Mauro Pinosa, e dell’epoca in cui lo scomparso esplicava il suo impegno politico, il feretro è stato accompagnato in cimitero dove è stato deposto nella tomba di famiglia accanto a quello dell’amata moglie Gisella, che aveva lasciato nel dolore il suo Gigi già da diversi anni. A margine della cerimonia di commiato, c’è chi si è rammaricato che il professor Luigi Di Lenardo non fosse stato insignito del Premio Epifania. Ma il riconoscimento, si fa osservare, potrebbe essere attribuito anche “ad memoriam” fin dalla sua prossima edizione, così da rendere degno omaggio all’appassionata e costante dedizione che per tanti decenni lo ha legato, proprio con “Il Pignarûl”, alle manifestazioni epifaniche tarcentine.

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In copertina, il feretro di Luigi Di Lenardo mentre esce dal Duomo di Tarcento; all’interno, due immagini del rito celebrato da monsignor Luca Calligaro; gli interventi del sindaco Mauro Steccati, del professor Enrico Madussi e del rappresentante dei Lions Emanuele Benedetto.

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