di Giuseppe Longo
Aveva raccolto tutte le poche energie che la lunga malattia gli aveva lasciato risparmiare pur non di far mancare la sua preziosa testimonianza all’incontro programmato nell’ambito delle celebrazioni per il 50° anniversario del terremoto. Era il 30 aprile, nel Duomo di Tarcento si presentava l’ultimo libro di Walter Tomada, “La faglia dentro”, incentrato proprio sul sisma che devastò il Friuli, e Luigi Di Lenardo aveva raccontato, con grande lucidità, la sua esperienza di fronte al folto pubblico che gremiva la Chiesa arcipretale durante la serata indetta da monsignor Luca Calligaro. Ma, dopo poche settimane, il pur forte cuore del professore si è arreso, a mezzo secolo dalle scosse che sconvolsero anche quella che fino all’indimenticabile 6 maggio del 1976 era per tutti la “Perla del Friuli”. E domani mattina la sua amata Tarcento si raccoglierà per dare, alle 10.30, l’ultimo saluto a quello che non è stato soltanto un bravissimo insegnante di lingue straniere – molti lo ricordano per l’inglese e il tedesco imparati da lui – e un preside delle Medie cittadine che aveva sempre tutto sotto controllo, ma anche un uomo di grande sensibilità, vasta cultura, attaccato saldamente ai valori di storia e tradizione della nostra terra, per la quale si è impegnato anche come politico e pubblico amministratore. Tra gli altri incarichi, era stato, infatti, a lungo sindaco negli anni della rinascita post-sismica, raccogliendo il testimone di Giancarlo Cruder, e componente del consiglio direttivo di quella che era la Comunità montana delle Valli del Torre: proprio in quella sede, una quarantina di anni fa, era nata la nostra amicizia. Di Lenardo era un esponente di spicco dell’allora Democrazia cristiana ed era prezioso collaboratore del concittadino Claudio Beorchia, senatore della Repubblica, dell’onorevole Piergiogiorgio Bressani e di Antonio Comelli. Avrebbe tanto voluto essere presente al ricordo del “Presidente della Ricostruzione” commemorato a Nimis il 22 giugno, ma le alte temperature e il male che si stava acutizzando non glielo avevano consentito.
Gigi Di Lenardo si è spento a 91 anni: li aveva compiuti l’8 gennaio all’indomani di quell’Epifania alla quale era molto legato, tanto da dirigere per oltre sessant’anni “Il Pignarûl”, quel meraviglioso numero unico – un autentico volume da collezione! – che la Pro Tarcento fa uscire puntualmente nelle festività natalizie. E da qualche mese, nonostante l’avanzata età e la malattia rivelatasi ben presto senza speranze, stava lavorando anche al prossimo numero, per il quale aveva già predisposto la scaletta degli argomenti e contattato gli autori che avrebbero dovuto trattarli. Aveva chiamato anche me poche settimane fa chiedendomi un articolo su una storica famiglia tarcentina, quella della famosa grappa Candolini. E poi ci eravamo sentiti al telefono anche a pochi giorni dalla ricorrenza di San Pietro, concordando di vederci non appena fosse passato il gran caldo: ma, purtroppo, è andata diversamente. Di questo suo puntiglioso impegno rende testimonianza anche monsignor Rizieri De Tina, dal 1978 a Nimis ma che all’epoca del terremoto era giovane parroco di Coia e Sammardenchia. «La domenica prima aveva in testa “Il Pignarûl”», racconta infatti il sacerdote che con Di Lenardo aveva una solida amicizia risalente proprio a quell’epoca, tanto che andava regolarmente a fargli visita portandogli anche quel pane eucaristico di cui si era nutrito tutta la vita. «Mi ha insegnato a vivere fino all’ultimo – ha aggiunto -. La morte lo ha ha trovato “vivo”. Che Dio lo accolga sulle sue braccia!».
A Tarcento, con la morte di Luigi Di Lenardo – il quale ora raggiunge la sua cara moglie che l’aveva lasciato già da diversi anni -, si chiude dunque una importante pagina di storia cittadina. Scompare una persona che ha dato tanto al suo paese, alla scuola, alla cultura friulana, alla politica e alla civica amministrazione, al Lions club che volle istituire anche nella pedemontana, sempre con competenza: niente da lui era affrontato con superficialità o frettolosamente, ma con raro attaccamento, studio e passione. Merita da Tarcento un grandissimo grazie. Al quale si aggiunge anche il mio personale, per aver beneficiato così a lungo della sua amicizia e del suo sapere sul nostro amato Friuli. Mandi Gigi!
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In copertina, il professor Luigi Di Lenardo durante l’incontro in Duomo a Tarcento nel 50° anniversario del terremoto del Friuli.
