di Giuseppe Longo
Ancora un giorno e poi Grado si tufferà nuovamente nella sua tradizione religiosa più sentita e partecipata, e non solo dai residenti isolani: il “Perdòn di Barbana”. Ma intanto oggi, giorno della vigilia, si farà già festa, ricorrendo il famoso “Sabo Grando”. «Perché questo Sabo è diverso dagli altri sabati? Perché è una vigilia. Le vigilie hanno un sapore speciale: preparano il cuore, accendono l’attesa, ci fanno rallentare per ricordare ciò che conta davvero. Da quasi otto secoli questo è il sabato che apre il “Perdòn di Barbana”», ha scritto stamane in un post monsignor Paolo Nutarelli proprio in vista della grande festa di domani che rinnova il voto cittadino del 1237, quando i gradesi, per la maggioranza pescatori, vennero salvati da un terribile morbo che aveva contagiato l’Isola per intercessione della Madonna venerata nel Santuario in mezzo alla laguna. Da allora, ininterrottamente, si rinnova il pellegrinaggio con il caratteristico corteo di barche, la prima delle quali porta la statua della Madonna degli Angeli onorata tutto l’anno da migliaia di persone nella Basilica patriarcale di Sant’Eufemia.
«Custodiamo la memoria, viviamo la festa, rafforziamo le relazioni. Perché senza memoria non c’è futuro», avverte il parroco di Grado. Il quale, in un intervento di qualche giorno fa, aveva richiamato l’importanza e il valore della ricorrenza del “Perdòn” di domani ma anche della festa di oggi, fatta di riti preparatori – dall’Angelus all’isoletta della Pampagnola, a mezzogiorno, dinanzi alla bricola della Madonnina del Mare alle Litanie mariane del tardo pomeriggio – e di un genuino momento di festa legato alla tradizione “graisana”, durante la quale risuonano tra calli e campielli le note di canzoni che hanno accompagnato il fluire della storia isolana, ripresi anche nel concerto che questa sera la Banda cittadina di Grado offrirà, dalle 21, sul sagrato della Basilica.
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Riti tra storia e tradizione
(g.l.) Gli orari delle celebrazioni del “Perdòn di Barbana”, legate alla storia e alla tradizione di Grado, sono noti da giorni, ma monsignor Paolo Nutarelli ha ritenuto opportuno richiamarli anche in una lettera inviata agli albergatori e agli operatori turistici. E allora li ricordiamo anche in questa occasione, a corredo dell’articolo in cui ci siamo soffermati sul significato di “Perdòn” e “Sabo Grando”. Oggi alle 12, dinanzi alla Bricola in laguna, Preghiera dell’Angelus e Omaggio alla Madonnina del Mare; alle 18 in Basilica Rosario e Messa con il canto delle “Litanie della Madonna”. Domani mattina, “Domenega del Perdòn”, ore 8 Messa in Basilica ed a seguire la processione al porto mandracchio con la Madonna degli Angeli; ore 8.45 processione con le barche verso Barbana; ore 9.45 Messa solenne presieduta dall’arcivescovo emerito di Gorizia alla sua ultima uscita pubblica in Diocesi prima del saluto ufficiale di domani pomeriggio in Cattedrale; alle 12 Angelus ed a seguire partenza da Barbana per il ritorno a Grado; ore 12.50 arrivo in porto e processione verso la Basilica; ore 13 Te Deum di Ringraziamento nella tipica melodia isolana. «Quest’anno il Perdòn – aggiunge infatti monsignor Nutarelli – sarà anche l’occasione per accompagnare, con affetto, gratitudine e preghiera, il nostro arcivescovo Carlo Roberto Maria Redaelli, che conclude il suo ministero alla guida della Chiesa di Gorizia prima di assumere il nuovo incarico affidatogli dalla Santa Sede». Infine, l’arciprete annuncia che domenica 12 luglio sarà celebrata la ricorrenza dei Santi Patroni Ermagora e Fortunato (Messa solenne in Basilica alle 10.30 seguita dalla Benedizione della Città) ricordando anche i tradizionali momenti di festa popolare, le famose “Sardelade”. «Rinnovo a ciascuno di voi e alle vostre famiglie il mio augurio per una buona stagione estiva, ricca di serenità, di incontri e di soddisfazioni nel vostro prezioso servizio di accoglienza», conclude il parroco nel suo messaggio.
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«Ci sono tradizioni che non appartengono soltanto alla storia, ma all’anima di una Comunità. Il “Sabo Grando” è una di queste. È una di quelle parole che ogni gradese comprende subito, perché dentro racchiude memoria, appartenenza ed anche un modo di vivere», ha osservato monsignor Nutarelli in una riflessione a “voce alta”. «Anticamente – spiega – era la “Vigilia Grande”: il giorno in cui i pescatori lasciavano i casoni e rientravano sull’isola per prepararsi religiosamente alla grande festa del “Perdòn”. Non era un semplice ritorno a casa, ma un ritorno alle proprie radici, alla famiglia, alla comunità ed alla Fede. Prima della festa c’era il tempo dell’attesa, della preparazione e della preghiera. Per questo mi piace paragonare il “Sabo Grando” al celebre “sabato del villaggio” di Leopardi. Il sabato non è ancora la festa, ma è il giorno che la rende possibile. È il giorno dei preparativi, delle speranze, dell’incontro. È quasi più bello perché contiene tutta l’attesa della gioia. Anche oggi, dopo “il canto delle Litanie”, vedere i locali riempirsi di persone che si ritrovano, ascoltare una chitarra che accompagna i canti tradizionali, incontrare amici e famiglie, significa respirare un’atmosfera autenticamente gradese. È una festa semplice, popolare, spontanea, che racconta la nostra identità molto più di tante iniziative costruite a tavolino. Proprio per questo credo sia opportuno custodirne il significato».
E, proprio sulla base di queste considerazioni, l’arciprete di Sant’Eufemia – gradese fra i gradesi – si è sentito in dovere si fare anche una osservazione. «Da alcuni anni – ha rilevato infatti – il “Sabo Grando” viene associato alla Notte Bianca. Nessuno mette in discussione il valore di una manifestazione capace di animare la città e di offrire occasioni di incontro e di lavoro per molte attività commerciali. La Notte Bianca può certamente essere una bella proposta estiva. La riflessione che, come parroco ma anche come cittadino di Grado, desidero condividere è un’altra: forse sarebbe opportuno non sovrapporre la Notte Bianca al “Sabo Grando”. Non significa voler togliere qualcosa, ma restituire ad ogni evento la propria identità. La Notte Bianca può essere organizzata in tantissime sere dell’estate, ad esempio tra il venerdì ed il sabato, senza perdere nulla della sua attrattività. Il “Sabo Grando”, invece, è uno solo: è il sabato che precede la prima domenica di luglio, è il respiro antico della nostra Comunità, è la vigilia del “Perdòn”. Personalmente non mi sembra di “togliere” qualcosa. Al contrario, la proposta è quella di valorizzare entrambe le iniziative, evitando che una finisca per oscurare il significato dell’altra. Le tradizioni non vivono perché vengono ripetute meccanicamente, ma perché ogni generazione ne comprende il senso profondo e lo consegna a quella successiva. Senza memoria non esiste futuro. Custodire il “Sabo Grando” significa custodire un pezzo dell’anima di Grado. Ed è un patrimonio che appartiene a tutti: credenti e non credenti, residenti ed ospiti, giovani ed anziani. Perché una Comunità cresce quando sa fare festa, ma soprattutto quando sa ricordare perché quella festa è nata».
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In copertina, la Madonna degli Angeli esposta nel presbiterio della Basilica di Sant’Eufemia pronta per la processione di domani mattina diretta a Barbana.
